Nell’era del servizio dove il cliente dovrebbe essere viziato e coccolato a più non posso non si è mai stati trattati così male e così sfacciatamente come oggi.
Sembra che essere cliente, non sia un pregio, ma un difetto. Una sorta di badge messo ben in vista che indica il permesso, a colui che ti serve, di trattarti come cosa senza significato (praticamente un deficiente).
Succede dappertutto:
- in banca
- al bar
- in qualsiasi tipo di negozio
- alla stazione di servizio
- alla posta
- al ristorante
- al check in (aereo, nave, traghetto, aliscafo, treno e autobus)
- al casello dell’autostrada
- per strada (se chiedi un’ informazione)
- dal parucchiere
- in palestra
- al telefono (i vari servizi clienti che chiamiamo noi o chi ci telefona per venderci qualcosa, tipo: vino, olio, depuratori, luce, gas, aqua, cibo ecc. che ci beccano sempre quando siamo rilassati in bagno o siamo a tavola o stiamo vedendo un film avvincente in tv)
- e così via……
La mancanza di riguardo e attenzione da parte del prossimo ci fa rimanere malissimo tanto che, quando qualcuno ci tratta con cortesia e rispetto, rimaniamo attoniti e ricordiamo l’accaduto come un miracolo pensando di avere incontrato un angelo della provvidenza.
Evidentemente il “bancone” viene vissuto, da coloro che lo gestiscono, come una sorta di podio che legittima il potere perverso e la maleducazione.
Pochi giorni fa sono andato a ritirare, presso un mega magazzino commerciale, una macchina fotografica che avevo lasciato in riparazione, poichè in garanzia.
La sera prima avevo ricevuto (dopo quasi 2 mesi dalla consegna) una telefonata da parte di un’addetta al customer service dello store la quale, con tono affabile, mi comunicava che finalmente la macchina era pronta e che sarei potuto andare a ritirala.
Personalmente io detesto i mega centri commerciali perchè la loro dimensione e la miriade di gente che li frequenta mi mette ansia. La mia personale mancanza di senso logistico, poi, mi mette nelle condizioni di perdermi costantemente e ritornare sempre al punto di partenza senza mai trovare l’uscita.
Un altro aspetto che amo poco è il posteggio.
Quando arrivo, nonostante i posteggi siano immensi, non trovo mai un posto libero. Giro e rigiro a caccia di un “buco” dove infilare la mia auto cercando di seguire le indicazioni che il più delle volte sono poste su minuscoli cartelli e non in vista.
Tali indicazioni sono talmente complicate e contraddittorie tra loro, che spesso mi ritrovo in auto contromano, con la sensazione di essere in un labirinto maledetto dal quale sia impossibile scappare.
Una volta entrato nel grande tempio dello shopping, ho la sensazione che l’aria mi manchi e faccio fatica a respirare: sarà perchè non ci sono finestre, perchè le luci sono al neon, perchè la gente è tantissima, perchè le vetrine sono troppe, perchè insieme al cibo trovi anche le mutande, perchè puoi farti rifare le chiavi o le suole delle scarpe o anche l’esame della vista.
Lo “store” in questione, dove dovevo andare a ritirare la macchina fotografica, era collocato nell’ultimo corridoio a sinistra rispetto all’entrata della “ridente moschea” e portava il nome di un pianeta che, per convenzione, chiamerò “Il pianeta delle scimmie”.
Le “scimmie” non sono altro che gli addetti commerciali di questo elettronico pianeta le quali, in divisa arancione e blu e con sguardo assente, si aggirano per i corridoi del grande negozio assolutamente incuranti di coloro che potrebbero acquistare o chiedere informazioni: si sa, i clienti disturbano e possono creare fastidiosi problemi!
Il bancone dell’accettazione e ritiro merce era dotato di dieci casse e circa quindici addetti. Alle casse solo due scimmie, mentre le altre, indaffaratissime, si muovevano a testa bassa (per evitare di incontrare gli sguardi dei clienti in coda) da un lato all’altro del loro recinto facendo finta di lavorare.
Le due scimmie addette alle casse cambiavano frequentemente postazione, con la mia personale idea che lo facessero apposta per sviare i clienti in attesa.
I clienti, a loro volta, me compreso, seguivano, di cassa in cassa, l’oscillante cambiamento di rotta del branco di scimmie falsamente iperattive, sperando ansiosamente di essere considerati.
Poichè gli sguardi dello stridente branco erano rigorosamente e sapientemente rivolti verso il basso, nessuno sapeva come catturare la loro attenzione.
Una cosa era certa noi poveri clienti deficienti eravamo già incazzati ancor prima di pagare la merce acquistata e pronta al ritiro.
Un momento di gioia si era convertito in un momento di ansia e di irritazione verso quelle malefiche scimmie ed il loro marchio di appartenenza.
Finalmente, dopo almeno venti minuti di schizzata attesa, la scimmia più brutta (capelli unti, occhiali spessi, culone rasoterra) incrociando per sbaglio il mio sguardo da labrador ferito mi chiese: “lei cosa vuole?” con tono irritato per il fatto che l’avevo distratta da quello che stava facendo.
“Sarei venuto a ritirare la mia macchina fotografica, in quanto è pronta. Almeno così mi avete annunciato ieri al telefono” .
“Ha portato con sè lo scontrino per il ritiro?”
“Quale scontrino? ieri nessuno me lo ha detto” tono disperato, lacrima quasi evidente (solo l’idea di dover ritornare in quel posto mi creava un senso di nausea).
“Impossibile, se ha ricevuto la telefonata ieri sono stata io a farla. E le ho detto di portarlo con sè” ghigno beffardo e soddisfatto.
“Io non mi ricordo, mi scusi” orecchie basse espressione da bambino che l’aveva fatta grossa. “non mi dica che non mi può dare la mia macchina fotografica???” disperazione totale.
“No, infatti, torni a casa e poi venga a ritirare qui la sua macchina !” tronfia, gongolante e felice.
“Ma abito dalla parte opposta di Milano, per me è un viaggio!!” quasi piangendo.
“Mi spiace, la macchia non gliela posso consegnare, sarebbe contro le procedure aziendali“ ferrea ed irremovibile.
A quel punto se avessi avuto una banana avrei saputo dove mettergliela. Brutta scimmia arancione e occhialuta!!
“La prego, mi aiuti….” sguardo da labrador biafrano e supplicante.
“Mmmmmmmmmmmmmmmmm……(molto scocciata), ha un documento con sè?”
“Certo!!” sguardo speranzoso e pieno di gratitudine.
“Dia qua!” afferrando il mio documento con stizza.
La scimmia malefica, scrutò con attenzione la mia carta di identità e si diresse dietro una porta sparendo per alcuni minuti.
Volevo la mia macchina fotografica, volevo fuggire, sparire e volatilizzarmi insieme a lei.
Tornata la scimmia prese ancora tempo: “Ecco qua, aspetti ancora….”
La mia macchina fotografica era lì a portata di mano: avrei potuto prenderla e fuggire mentre la scimmia commessa era girata a fare le fotocopie dei vari documenti di consegna per la merce riparata, ma non lo feci.
Attesi pazientemente che tutte le procedure burocratiche seguissero il loro corso……
Una volta finite le fotocopie la scimmia ritornò da me e mi chiese di firmare tutte le copie.
“Ha con sè la penna?” tono di sfida.
“No, mi spiace signorina” tono mesto e frustrato.
“Lo immaginavo……” e me ne porse una delle sue che erano appese, con uno spago, al suo collo peloso.
Firmai e tornai felicemente in possesso della mia macchina fotografica.
Guardando la scatola mi accorsi subito che la marca era la stessa, ma il modello non era quello che avevo lasciato a riparare. Per puro terrore rimasi zitto.
“Finalmente quasi libero!!” pensai.
Mancava solo il passaggio al cancello di uscita dove, uno scimmione guardiano (praticamente un orango), controllava i sacchetti e la merce di ogni cliente che usciva.
Arrivato il mio turno afferrò il sacchetto e mi bloccò:
“Dove crede di andare??” tono minaccioso.
“A casa” tono affranto (“per non tornare mai più!! pensai.)
“Ma qui non c’è lo scontrino!!!”
Evidentemente lo scimmione guardiano, enorme e vestito di nero, pensava di aver colto un ladro in giacca e cravatta che voleva svignarsela con la refurtiva.
Per me l’idea di ritornare a tu per tu con la scimmia commessa era talmente insopportabile che avrei lasciato volentieri la mia macchina fotografica al di qua della dogana.
“Sto tornando dall’ufficio “happy customer care” e la signorina mi ha consegnato la macchina fotografica senza alcun attestato d’uscita” ironico e spazientito.
Fu allora che lo scimmione guardiano telefonò alla scimmia commessa che gli diede il benestare per farmi passare.
Ed io potei fuggire in quel labirinto di mostri, luci, bambini starnazzanti, pizze, scarpe e caffè con la mia macchina fotografica, che non era più la stessa.
Mentre a stento mi guadagnavo, per l’ultima volta, l’uscita dal quel nefasto tempio dedicato all’elettronica, nella mia mente prendeva forma una sana vendetta: consigliare ad amici e parenti di evitare quel ben poco accogliente pianeta!!
E chissà quanti, come me, lo faranno……almeno, lo spero!
Love
Il pensiero positivo è di pochi. Tutto va male, tutto è tragico ed infelice.



“Partire è un pò morire..”
Gesù era un leader?