
Per le aziende il DPE (direttore del personale) deve:
- Pensare alla crescita professionale delle persone
- Attivare programmi di formazione allineati con la strategia aziendale
- Sostenere l’armonia tra i reparti
- Favorire un linguaggio comune
- Ascoltare e risolvere i reclami dei propri Clienti interni
- Fare da mediatore tra le esigenze dell’azienda e quelle dei sindacati
- Promuovere aumenti o ridimensionamenti di stipendio
- Controllare i costi e benefits aziendali
- Inserire nuove risorse (là dove ci sia una “concreta” necessità)
- Ascoltare (e farsi amare ……)
- Licenziare (e farsi odiare ….)
Ci sono direttori del personnale che, per quest’ultima attività, provano un piacere perverso paragonabile ad un “godimento fisico” speciale.
E’ una forma di lussuria “psicofisica” che li fa sentire più appagati di una tranquilla e forse più banale prestazione sessuale con la propria compagna (o compagno nel caso in cui il DPE sia una donna).
Loro eseguono le direttive dei superiori, si infilano il cappuccio nero, tirano fuori l’ascia e da bravi boia aziendali, tagliano le teste dei condannati a morte.
Più il condannato a morte è ai vertici della piramide aziendale più provano piacere…….
Ricordo con “brivido e fastidio” un direttore del personale che anni fa mi telefonò eccitato dicendomi: “oggi è una grande giornata, oggi “lo faccio fuori! Finalmente caccio quel maledetto scansafatiche del marketing!!” nella sua voce notai un tono da maniaco sadico.
Scansafatiche o meno, era sempre una persona che veniva buttata a mare tra le onde, scure e agitate, di un futuro con poche speranze.
Ancora oggi mi chiedo perchè avesse voluto condividere con me quel suo stato di perversa eccitazione che mi mise addosso una profonda sensazione di disagio mista a commiserazione: senza che glielo avessi chiesto, mi aveva reso partecipe e complice di una condanna a morte e mi aveva fatto sentire sporco.
Il ricordo è ormai lontano ma quella sensazione di digusto è ancora viva in me.
I condannati a “morte” se hanno trovato un altro lavoro sono felici di passare ad un’altra vita, se invece non lo hanno trovato sono disperati.
I direttori del personale sono vaccinati alla disperazione altrui e una volta “seppellito il morto” devono decidere cosa fare:
- del loro “vuoto”
- del loro PC
- della loro scrivania
- della loro auto aziendale
Nella mia vita professionale ho provato anche io l’esperienza dell’essere “fatto fuori”, sempre da interposta persona, mai dal vero mandante (le aziende sono piene di capi Ponzio Pilato che si lavano le mani e usano altri per “fare fuori” qualcuno) ma tra i ricordi più tristi annovero la telefonata “imbarazzata” della responsabile dell’ufficio IT, di un’azienda di consulenza per cui ho lavorato, che mi chiedeva indietro il PC : “sai perchè dobbiamo girarlo alla nuova collega che è arrivata da poco. Ce lo puoi lasciare nella portineria dell’ufficio.”
Neanche in uffio, nella portineria…. la presenza di uno zombie in ufficio (in quell’ufficio dove avevo vissuto gli ultimi anni della mia vita) dava fastidio e portava imbarazzo.
Che tristezza!
Pochi giorni fa camminavo nel cortile di un’azienda, nostra cliente, in compagnia del giovane direttore del personale. Una persona per bene, molto timida ma seria e competente.
“Teppa ……. devo farti una confessione,….. abbiamo licenziato il Direttore Commerciale, non piaceva al grande capo”, “Glielo avete già comunicato?” “si”, ” e come l’ha presa”, “bene, cioè, c’è rimasto male, ma se lo aspettava, ultimamente aveva troppo da ridire con sua santità” , “in che senso”, “avevano punti di vista troppo divergenti”, “avere punti di vista divergenti mi sembra un fatto positivo, non negativo”, “per te, non per Lui”, “ahhhh, capisco……..”
“Vieni, ti faccio vedere una cosa”, e mi portò al cospetto di un enorme SUV BMW nera.
“E’ la sua …..” “di chi?” “del licenziato e diventerà mia …. bella no?” , “Mi sembra un carro funebre …. in tutti i sensi, e la bara o l’urna con le sue ceneri dove la metti?” ……
“Dai, non essere cinico?”, “io cinico????!!!” , “Capisco che questa sia la legge aziendale ma c’è un lutto da elaborare, non trovi?”, “No …. anche a me non era simpatico, e se la tirava troppo!”
Mi sono immaginato, la seguente scena di un film “noir”:
- Il dirigente se ne va a piedi verso il cimitero
- Tutti, in silenzio, dalle finestre lo guardano
- E … mentre lui svanisce nel nulla, il DPE sulla BMW che gira il volante, prova i pedali con la gioia di un bambino che ha ricevuto il suo “cupo” regalo di Natale!
Ma voglio pensare ad un finale alternativo e più romantico:
Questo DPE ha un cuore.
Licenziare fa parte del suo difficile ruolo, come un medico che deve dire ad un suo paziente la parola: FINE.
Licenziare lo fa soffrire.
Per questo nasconde il suo dolore dentro un guscio di ferro a forma di BMW nera facendo finta di essere felice.
Love







