Telefono a mio figlio all’alba sentendomi già in colpa perché è troppo presto per il suo metabolismo di 25 enne appassionato di musica, discoteca, alcol e belle ragazze.
Ho bisogno di sentirlo, sapere che esiste, sapere che è vivo.
Abita da solo, non studia molto, e lo amo immensamente.
Circa un anno fa, mentre eravamo assieme a Ginostra, (il mio paradiso e non il suo, per ora) mi chiese per favore di non chiamarlo con appellativi tipo: amore, tesoro, cucciolo…..ma di stargli vicino e fare il padre. Secondo un suo concetto di padre che, all’occasione, sa anche indossare un paio di maniche larghissime. Mi offesi, ma aveva pienamente ragione.
Se le parole di affetto, anche se pronunciate con sentimento e con trasporto, non sono seguite da atti concreti, mirati e duraturi nel tempo, perdono di significato. I nostri figli, soprattutto se sono ancora piccoli, non dicono niente, le accettano, ma sanno meglio di noi che se restano solo parole sono servite ai loro genitori unicamente per allontanare i sensi di colpa di un tempo, trascorso altrove e non con loro.
I figli sono saggi, o almeno nascono saggi, poi, sotto la nostra insensibile e svogliata presenza, sostituiscono nel tempo la loro saggezza con l’aggressività di coloro che non si sanno difendere dall’indifferenza o dalla mancanza di vera attenzione.
……il piccolo principe
Se devo riflettere su quale sia stata la lezione di vita più significativa a cui ho assistito non penso né a mia madre, né a mio padre, né ai saccenti professori universitari della Bocconi, nè ai capi che ho avuto e men che meno a tutti gli insegnanti che ai miei tempi presidiavano le scuole sia delle elementari sia delle superiori, ma penso a mio figlio e a quella lontana mattina del 1987 mentre lo stavo portando all’asilo prima di andare in ufficio.
Forse non tutti hanno fatto caso che negli anni ottanta il comportamento degli extra comunitari che volevano pulirti il parabrezza della tua auto era completamente diverso da oggi.
Se durante quel periodo quasi ti aggredivano e comunque riuscivano nel loro intento, oggi sono molto meno aggressivi, si avvicinano, sorridono, e ad un cenno di diniego, si allontanano senza profanare la nostra intimità a quattro ruote.
Mi sono sempre chiesto a cosa sia dovuta tale evoluzione comportamentale da parte loro.
Negli anni ottanta eravamo quindi nell’era dell’interruption marketing, ed in quella mattina di un freddo inverno milanese, mi scontrai con uno dei più agguerriti pulitori di vetro di tutta la Lombardia.
Come ogni inizio di giornata stavo andando in ufficio in auto con tappa obbligatoria all’asilo di mio figlio. Il semaforo rosso presagiva un agguato da parte di uno o più di questi signori, e se per caso ti fermavi in pole position, sapevi che non avresti avuto scampo.
In gessato grigio, al volante della mia auto aziendale, (sempre lucida come uno specchio), mi trovai in prima linea emotivamente pronto ad affrontare l’energumeno di turno.
Nonostante facessi andare i tergicristalli in modo sincrono al mio indice che diceva “no”, l’extracomunitario in questione si buttò sul parabrezza e con un abile ed immediato gesto sollevò i tergicristalli che, più nervosi di me, andavano avanti ed indietro scalfendo l’aria senza più avere una superficie su cui lavorare. Cominciò a pulire il mio vetro scintillante con un panno unto d’olio.
Incurante di avere un mini-minorenne al mio fianco, cominciai a ribellarmi e dalla mia bocca uscirono tali e tanti improperi, che non solo sfatarono il gessato grigio che stavo indossando, ma anche il ruolo di padre affettuoso e premuroso che avevo fino a quel momento giocato.
L’extracomunitario mi chiese comunque i soldi e poiché non accennavo a darglieli, senza demordere, pretese almeno una sigaretta in cambio della sua prestazione.
Lo mandai, metaforicamente a quel paese. Poi il semaforo diventò verde ed in scena entrò mio figlio che, tirandomi la manica della giacca per avere attenzione, immerse i suoi occhi nei miei e cercò di parlarmi:
“che vuoi”, mi rivolsi brusco verso di lui, ormai travolto dalla rabbia …
“papà non trattare così male gli altri che poi pensano male di te” mi disse costernato
silenzio, occhiata fugace, e silenzio.
Non so se lui se ne accorse, ma è giusto ora che lo sappia, mi sciolsi come neve al sole, la purezza e la saggezza di quel bambino al mio fianco, come per incanto ed in un attimo, mi fece capire alcune cose:
- Gli angeli esistono
- La saggezza non ha età
- Si possono dire cose complesse in modo semplice
- I figli sono il più prezioso dono
- Le persone, chiunque siano, sono dotate di dignità
- Calpestare la dignità altrui è un atto spregevole
Rimasi in attonito silenzio, lo guardai fugacemente, lui continuava a fissarmi.
Lo riguardai, gli presi la manina tra le mia, gliela strinsi con delicatezza e gli risposi:
“grazie tesoro”….e la mia vita cambiò.
Anch’io in auto, sula strada per l’asilo, il mio angelo biondo di 4 anni accanto. Immersa nelle malinconie sentimentali da adulti che ti astraggono dalla banale felicità che hai sotto il naso senza farci caso… Dopo mesi di pioggia finalmente una mattina di sole e lei: “Mamma oggi c’è il sole!” “Si amore…” “Mamma ma a te piace più la pioggia o il sole?” “Il sole amore, ché mette allegria…” “A me invece piace la pioggia…” “perché tesoro?” “Perché poi, dopo, esce sempre l’arcobaleno…” E anche io non ho saputo dire altro che “Grazie amore, hai cambiato la mia giornata, per non dire di più, molto di più…
Laura,
ritrovarsi qui e parlare dei nostri piccoli angeli custodi.. come stai?
Avremo modo di stre assieme a Ginostra anche quest’anno?
Grazie Teppa.
Come disse Kahlil Gibran nel Profeta, traducendolo alla seconda persona per te:
Tuo figlio non è figlio tuo.
E’ figlio della sete che la vita ha di se stessa.
Lui viene attraverso di te, ma non da te,
e benché viva con te non ti appartiene.
Puoi donargli l’amore, ma non i tuoi pensieri:
lui ha i suoi pensieri.
Puoi offrire rifugio al suo corpo, ma non alla sua anima:
lui abita la casa del domani, che non ti sarà concesso visitare neppure in sogno.
Puoi tentare di essere simile a lui, ma non farlo simile a te:
la vita procede, e non s’attarda sul passato.
che dire… io invidio proprio il fatto che tuo figlio abbia un padre che lo chiama, amore, tesoro, cucciolo etc… li per lì ho sgranato gli occhi, mi sono domandato se sia normale che un padre pronunci queste parole e si riferisca a suo figlio in questo modo… poi ho pensato… ma si che male c’è, il male è quando questo non avviene, l’anormale è aver avuto un padre che non te le ha mai dette queste cose… ed allora ho iniziato ad invidiare le parole che tuo figlio non vuole più sentire…
Ciao Edo, concordo, soprattutto perchè erano parole sincere, ma un ragazzino soffre la sua adolescenza come passaggio da bambino ad adulto e vuole sentirsi adulto, credo sia per quello che non volesse sentirsele dire.
Beh..non ho scritto che per anni tutte le volte che attraversavamo la strada gli chiedevo:”manina..” finchè non mi sono accorto che ce l’aveva più grande della mia.
Parola di mammo
Quando sono nato nel 1976 pesavo 1kg e mezzo ero 20 cm di lunchezza sono stato quattro mesi e mezzo in incubatrice….. ero in fin di vita….. mi davano x morto… mia madre e mio padre disperati…. anche xche’ ero ricoverato a torino… quindi molto distante da casa xche’ io sono del piemonte.( vercelli). alla fine mi avevano dato persino l’estrema unzione praticamente clinicamente morto ma alla fine mi sono ripreso…… parole di mia madre… si gira verso mio padre e le dice allora gli angeli custodi esistono…..
da Gaetano da vercelli.
mio figlio ha 17 mesi ed è la cosa più bella che io abbia mai fatto! e pensare che non volevo figli!!! ogni volta che con la sua vocina incerta mia chiama “mamma” io mi sciolgo…per lui ho deciso di fare il partime 75..anzi per me..per godermelo il più possibile soprattutto adesso che mi ama così incondizionatamente…
mi sento sollevato nel leggere innanzitutto una storia così semplice e carica di significato e i bei commenti che ne sono conseguiti