Anni fa camminando per Porta Ticinese mi soffermai davanti ad una vetrina di un negozio di antiquariato dove, in bella mostra, veniva offerta al pubblico una lampada liberty meravigliosa: stelo panciuto e cappello di vetro colorato il cui tema erano fiori, foglie e farfalle. Accesa era un incanto.
Preso dal folle desiderio di possedere “il bello” ed incurante del prezzo, entrai nel negozio e l’acquistai: fu un colpo di fulmine.
Spesso il desiderio di possesso assume tragici risvolti come il pentimento dopo l’acquisto accompagnato da lacrime di coccodrillo, ma quella volta non accadde.
La lampada era mia, pronta per trovarsi, a gomitate, uno spazio nella mia già ridondante dimora.
Fragilissima e bellissima resistette per 10 lunghi anni a:
- le codate volanti dei miei labrador
- le maldestre azioni delle colf
- mio figlio ed i suoi amici
- un trasloco epocale
Chiunque la vedeva rimaneva incantato ed io e lei eravamo molto fieri del nostro incontro e della nostra lunga unione.
Nella nuova casa, molto più grande della prima , assunse un rinnovato splendore: posizionata nella mia camera da letto su di un grande tavolino bianco, illuminava di luci colorate e soffuse l’ambiente rendendolo caldo e rilassante.
Poi accadde che, un giorno rifacendomi il letto, le diedi una gomitata e in una frazione di secondo, si ruppe in mille pezzi.
Col cuore, anche lui in mille pezzi, raccolsi gli innumerevoli frammenti di fiori colorati e li buttai in un sacchetto per  rifiuti : la mia lampada era morta per sempre, pronta per essere sepellita.
“Pazienza“, pensai “ogni oggetto ha il suo corso“ ed il suo era finito. Il destino, o il mio gomito, l’avevano tolta dalla faccia della terra per sempre.
Fu allora che cominciai a riflettere sull’accaduto: tutto è lezione, tutto è insegnamento.
Quale è la radice delle nostre sofferenze?
L’attaccamento, sia alle cose sia alle persone.
L’attacamento è dipendenza e la dipendenza minaccia quotidianamente la nostra spontaneità , il nostro essere noi stessi.
Se siamo attaccati in modo morboso ad un oggetto lo saremo anche nei confronti delle persone diventandone succubi per gelosia e frustrazione.
L’attacamento è l’esatto contrario dell’amore la cui filosofia è : “se è felice lasciala/o andare per la sua strada anche se tu non ci sei” .
                                                    Amore = GenerositÃ
L’attaccamento oscura la nostra visibilità e ci tappa occhi ed orecchie verso il mondo che ci circonda senza darci la possibilità di crescere e migliorarci.
Credo che un sano distacco verso gli oggetti e le persone sia il presupposto per un vivere più sano e l’anticamera della speranza e dell’emozione positiva.
Una persona distaccata è una persona il cui senso dell’amore e dell’altruismo hanno assunto un valore etico rivolto verso l’esterno dove il “dare” non è vincolato al “ricevere”.
L’amore non è una merce di scambio.
Chi ha “carisma” è colui che nel tempo ha acquisito il dono di “voler dare” senza pretendere niente in cambio.
Le persone “attaccate” hanno bisogno di essere motivate, quelle “distaccate” sanno motivarsi da sole.
La mia lampada non è più qui ma il ricordo del suo splendore e di quello che mi ha insegnato è dentro di me e mi accompagnerà per sempre.
Mi sembra di rivedere mio figlio quando un giorno, di tanto tempo fa, uscendo dall’asilo dopo che un piccolo e truffaldino compagno gli aveva rubato un’automobilina si rivolse a me e alla sua maestra dicendo: “pazienza, la macchinina è ora nella mia testa e qui nessuno me la può rubare”
Aveva tre anni ed era già un saggio.

Complimenti a tuo figlio, la sua saggezza è notevole. Aggiungerei che c’è un altro elemento che va di pari passo con il distacco: la consapevolezza della nostra mortalità . Essere consapevoli che la vita è un dono ed è limitata aiuta, al pari dal distacco dal materiale, a vivere più consapevoli e più sereni.
Sicuramente più motivati a non lasciar scorrere il tempo senza viverlo al meglio. O per lo meno senza provarci.
Bella riflessione.
Ciao,
Walter
Grazie Walter, avevo pensato anche a questo ma volevo rifletterci ancora un pò. Comunque è sempre bello trovare delle persone che parlano un linguaggio comune.
Sicuramente sull’argomento c’è da riflettere parecchio
Il tuo blog è una bella scoperta per me, fra l’altro facciamo un lavoro molto simile.
[...] affermato “Non c’è spazio per ricominciare”, mi capita sotto gli occhi questo articolo, che in teoria sarebbe la risposta a tutto questo bailamme che mi frulla per la testa, e che però [...]
l’amore incondizionato spaventa piu’ chi ne e’ l’oggetto che chi lo emana
tanto che non ti e’ concesso di tenertelo per te, espressione della tua stessa essenza, anche senza pretendere nulla in cambio.
perche’ risulti malamente ‘attaccato’ anche se continui a viverlo nei tuoi soli sentimenti
ma resta solo da chiedersi se non ci siano altre motivazioni ed interessi nei confronti di una persona che non si rende invece disponibile a differenti amori, custodendo gelosamente nel cuore quello che per sua stessa natura sceglie di provare
tuo figlio sara’ stato invece sicuramente poco saggio a voler mantenere nella sua testa la sua macchinina!
avrebbe dovuto farti la lagna infernale per averne non una ma altre dieci nuove!
questa e’ la societa’ del consumismo, non ve lo hanno detto?
si deve fare in fretta e conformarsi…
o resterai per sempre un tipo strano e marginale!
mi perdonerai il sarcasmo!
Tuo figlio a 3 anni era più saggio di me ora!
L’attaccamento è il più grande male dell’uomo. L’aveva ben capito Buddha e i grandi maestri del passato.
Ammiro la tua capacità di trovare il vero messaggio anche in eventi apparentemente banali come una lampada rotta accidentalmente.
Saluti!
ps: massima stima per il sagigo pargoletto!
Credo che sia assolutamente umano avere il desiderio di “possesso” sia esso rivolto ad un oggetto o ad un altro essere vivente.
Sta’ a noi mettere un limite ai nostri desideri ed a goderceli a pieno comunte trovo estremamente piacevole provarlo.
Buona giornata
“il rapporto col vero genera – sempre più
quanto più si matura – un’esperienza di bellezza; e la bellezza è lo splendore del possesso dell’essere, il gusto del possesso dell’essere, cioè la felicità . Il possesso dell’essere parte dal riconoscimento del vero. Il riconoscimento del vero fa compiere l’esperienza di essere posseduti dal vero, di appartenenza. Ma nell’appartenenza uno non solo è posseduto, ma possiede. Non c’è essere posseduti senza possedere. Così uno capisce bene di essere posseduto da Dio quando incomincia, con timore e tremore, a capire che possiede Dio. Fino a quando si vive in questo mondo, rimane sempre una separazione, rimane sempre un distacco. Tant’è vero che la forma suprema di vita umana, la forma che più esplicita ed esprime il rapporto dell’uomo con l’infinito, la forma suprema di vita umana è un
possesso dell’essere con un distacco dentro.” Non è di facile comprensione ma mi pare possa rispondere un pò a tutti. ciao L